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Gesù aveva l’erre moscia

di e con Giorgia Mazzucato

Musiche di Mario Di Marco

Costumi di Irene Tortora

Luci di Paolo Facco

Siete pronti a conoscere una versione alternativa della vita di Gesù? Una versione dissacrante, ironica, umana e appassionata? Allora ancoratevi alle poltroncine del teatro, perché un nuovo verbo sta arrivando.

In questo spettacolo Gesù guarda “Breaking Bad”, in questo spettacolo la sua imprecazione è “Mannaggiamannaggia!”, in questo spettacolo Gesù pratica il kung fu e parla ai fedeli tramite connessione wifi.

In questo spettacolo Gesù ha l’erre moscia. Molto moscia.

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foto di Cristina Checchetto

A raccontarci questa storia Maria Maddalena, vestita un po’ come Uma Thurman in “Kill Bill”, un po’ come Xena. “Roc”, così viene chiamata dal Salvatore, ci accompagna in una storia nuova, divertente ma anche commovente, di un ragazzo uguale a tutti i suoi coetanei, ma che a differenza loro deve apprendere il rischioso mestiere del “Messia”. Seguiamo il suo viaggio dalla sua infanzia, passando per l’adolescenza fino ad arrivare ai suoi 33 anni. Ma il finale, non è come quello che conoscete.

 

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    Viviamoci

    Viviamoci

    di e con Giorgia “Gigia” Mazzucato

    Testi e regia di G.Mazzucato

    Musiche di Roberto “Ominostanco” Vallicelli

    Luci di Paolo Facco

    “Viviamoci” è un monologo trasformista, un intreccio di storie che si colorano l’un l’altra esplorando le diverse atmosfere e sensazioni che oscillano in opposizione tra il comico e il tragico. “Il mio personale scopo nello spettacolo -dice l’attrice- è quello di provare e far provare (in tutti i sensi) quante più possibili emozioni, a me e al pubblico. In “Viviamoci” vi sono felicità, rabbia, disperazione, speranza, paura, nostalgia, sorpresa e rimorso. Il tutto in nome, non di uno sterile virtuosismo, ma di una viscerale confessione d’Amore verso la Vita.”

    Lo spettacolo è vero e proprio viaggio interno ed esterno ai tre diversi personaggi interpretati dall’attrice e ai loro mondi che si creano tra incontri e scontri: una giovane madre piange di gioia e poi di dolore, la piccola figlia, energica e felice, crea personaggi che prendono Vita nelle sue favole viaggiando nella fantasia con i suoi giochi di parole e l’amato peluche, un giovane meccanico veneto cresce con un duro lavoro, tra soddisfazione ed errori fatali. Le storie, all’inizio apparentemente distinte, passo dopo passo, arrivano ad un incontro che chiuderà il cerchio.

     

    Foto di Margherita Volpin

    Foto di Margherita Volpin

     

    Note di regia e messa in scena

    La regia dello spettacolo verte sulla semplicità e sulla funzionalità in ordine da rendere quanto più chiari e intensi i cambiamenti di interpretazione da un personaggio all’altro. Tutti i mezzi e gli strumenti artistici spettacolari sono dunque rigidamente strutturati in favore dell’evidenza attoriale e delle sue sfaccettature interpretative (sia psicologiche che corporee) in una mentalità che si potrebbe definire “actor-centrica: la scenografia è unicamente costituita da un cubo nero al centro che corrisponde alla seduta comune a tutte le figure interpretate; la luce cambia con sfumature calde/fredde sempre a seconda del personaggio interpretato e infine la colonna sonora, composta appositamente su e per i personaggi coinvolti, ne rappresenta un’anima musicale forte, che cambia insieme alle emozioni degli stessi. Tutto dunque lavora per creare e scoprire le profondità e le differenze dei protagonisti. Proprio profondità e differenze sono stati i centri maggiori di studio e ricerca registica e interpretativa. L’attrice interpretando Aurora si concentra sulla vivacità, evidenziata sia a livello fisico (Aurora è una ragazzina) con movimenti veloci e scattanti, sia a livello psicologico ed emotivo grazie a velocissimi e tortuosi giochi di parole. Lo stesso Lino, sua creatura, Francesca e Maicol invece si costruiscono molto per contrasto (avendo i monologhi alternati l’un l’altro): Francesca è un sempre sorridente, con voce delicata e forte, portamento elegante e sicuro; Maicol è molto emotivo e spesso eccessivo, la sua voce è marcata da un forte accento veneto, il suo portamento è pesante e un po’ goffo. Il passaggio interpretativo da un personaggio all’altro avviene nella maggior parte dei casi adoperando l’ultima posizione di uno come prima dell’altro, fluidamente e con l’aiuto della musica che a sua volta, varia. La ricerca registica si concentra sull’intensità espressiva del corpo che, modellato diversamente a seconda della variazione personaggio e della sua età, rende la storia leggibile e comprensibile aldilà delle parole.

    Premi e riconoscimenti

    “Viviamoci” durante una replica alla “Libera Università di Alcatraz” di Gubbio, ha avuto un’approvazione lusinghiera dal Maestro Dario Fo, che ha definito lo spettacolo una pièce “dalla recitazione con tempi puliti e chiari tipici di una professionista, con un testo paradossale e metafisico, una scrittura puntuale ed efficace”.

    •     Lo spettacolo ha vinto il premio “Miglior Spettacolo” nella prestigiosa rassegna dello storico teatro veneziano Teatro L’Avogaria della famiglia Poli.

    •I frammenti comici dello spettacolo hanno dato Vita ad uno spettacolo a sé stante (“Capitan Vento”), classificato secondo al concorso nazionale sul teatro comico “Gran Premio dello Spirito” (padrino della manifestazione Ninetto Davoli)

    •I frammenti comici sono stati selezionati per una performance con altri artisti (Edoardo Leo, Edoardo Pesce ed altri) organizzata e diretta da Massimiliano Bruno

    •Segnalazione  dello spettacolo ed invito al Festival di Alcatraz della famiglia Fo insieme ad altri attori (Paolo Rossi, Moni Ovadia)

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      Comunque

      Comunque

      di e con Giorgia “Gigia” Mazzucato

      Testi originali di Giorgia Gigia Mazzucato 

      Adattamenti di testi editi di Alessandro Bergonzoni tratti da “Nel”, “Predisporsi al micidiale”, “Le balene restino sedute”, “Madornale 33”, “La cucina del frattempo”, “Anghingò”, “Zius Zigotes”, “Non è morto né Flic né Floc”, “La saliera e l’ape Piera”

      Cosa succederebbe se si prendessero nove testi di Alessandro Bergonzoni per mescolarli e rielaborarli ad arte nella vertigine di un nuovo testo?

      Nascerebbe comunque uno spettacolo nuovo. O meglio nascerebbe “Comunque”. Uno spettacolo nuovo.

      In “Comunque” i testi del grande paroliere italiano si intagliano con  i miei inediti per creare la storia di Désirée, la ragazza ladra protagonista di questa texture di pura comicità in cui nuovi personaggi e nuovi orizzonti si intrecciano in un nuovo mondo di parole.

      Lo spettacolo si è classificato secondo nel CONCORSO NAZIONALE di Teatro Comico “Gran Premio dello Spirito” (avente come padrino da Ninetto Davoli). La sua esibizione ha destato molto interesse per le tante e differenti sfumature interpretative adottate e per le novità espressive apportate ai testi originali dell’autore bolognese.

      Il testo nasce da una mia ricerca universitaria conseguente, durante la Laurea Magistrale, alla mia specializzazione nello studio drammaturgico della creatività di Alessandro Bergonzoni.

      Analizzando tutti i diversi testi dell’attore bolognese, ho cominciato un lavoro di invenzione e taglio creando un nuovo testo.

       

      Comunque - foto di Cristina Checchetto

      foto di Cristina Checchetto

      Ho cominciato a pensare allo spettacolo come un esperimento scientifico. Ho infatti cercato di creare uno “scheletro”  spettacolare diverso da quello tipico bergonzoniano, dotandolo di trama ed espedienti interpretativi differenti, per poi arrivare a riempirlo di Vita con le parole del grande autore che ho avuto modo di studiare. In questo nuovo testo ho creato personaggi e situazioni nuove accompagnandole con diverse sfumature di interpretazione, tra emozioni e narrazioni.

      Chi conosce Bergonzoni, dunque, ritroverà le mie battute, ma le ritroverà in un contesto completamente nuovo.

      Io cerco di creare i miei giochi. Non posso essere Bergonzoni e non posso essere un’attrice che imita Bergonzoni, sarebbe impossibile riuscirci…quindi sono me, un’attrice che crea personaggi nuovi e si diverte con loro, e le loro parole.

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        Guerriere

        Guerriere. 

        di e con Giorgia “Gigia” Mazzucato

        Testi e regia: G.Mazzucato

        Supervisione storica: Aldo Cazzullo

        Musiche: Mario Di Marco

        Luci: Paolo Facco

        Spettacolo di interesse storico inedito. I personaggi sono stati scritti sulla base di documenti e testi originali di donne dell’epoca.

        “Per una pagina di storia conosciuta, ce ne sono dieci di sconosciute: il mio obiettivo è quello di raccontarne almeno una, tra queste dieci dimenticate.”: questo il mio pensiero alla base dello Spettacolo.

        Per quello che abbiamo letto e studiato, le donne dell’epoca della Grande Guerra, con ogni probabilità, le immaginiamo delle povere anime rimaste sole, costrette a prendersi cura di casa e figli, mentre, fuori dalla finestra, ruggisce la guerra. I drammatici anni del ’15-’18, però, non sono stati questo: quella della donna, è tutta un’altra storia.

        Pagine celate scardinano lo stereotipo, portando alla luce una diversa figura femminile che, fra coraggio e rivoluzione, non si limita ad aspettare il marito dal fronte ma prende sulle spalle il peso della guerra, del presente e del futuro.

        Lo spettacolo mostra e intreccia la Vita di tre donne diverse, che, scoppiato il conflitto mondiale, reagiscono da eroine.

        “Guerriere” vanta un inizio leggero, divertente, e si addentra con grazia nei drammi dei personaggi e delle diverse situazioni che vivono nel comune contesto di guerra.

        Guerruere

        qui sopra al “Fringe Festival ’15” – a sinistra, foto di Antonio Nicolini

        Angela, una ragazza che si traveste da uomo per andare a combattere; Eva, un’albergatrice benestante che ha come miti la Regina “crocerossina” Elena di Savoia e la rivoluzionaria Coco Chanel; Franca, una donna socialista, compagna di partito di Mussolini, dalla forte identità veneta, che, per rivedere sporadicamente il marito al fronte, diventa una portatrice carnica e, per mantenere i figli a casa, trova due lavori, uno dei quali come operaia in una fabbrica di armi.

        Un ricamo di racconti, un affresco di storie che, intrecciandosi, dipingono poco a poco un panorama sconosciuto.

        Nella sua semplicità, il testo ha ambiziose finalità artistiche e formative: narrata dalla parte delle donne, questa, tra le tante pagine del passato, può forse regalare un nuovo punto di vista, un diverso approccio alla memoria storica, a favore delle generazioni che la vedono a cento anni di distanza.

        Lo spettacolo è arrivato in Finale come Miglior Spettacolo  e Miglior spettacolo per voto del pubblico al Roma Fringe Festival  2015 , Festival internazionale di Teatro svoltosi nel meraviglioso parco Castel Sant’Angelo.

         

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